
I numeri crescono, ma proviamo a capire cosa sta realmente accadendo
Quando parliamo di turismo nel Sulcis Iglesiente siamo spesso portati a ragionare per sensazioni: una stagione che sembra essere andata meglio della precedente, più persone nelle località costiere, nuove strutture che aprono, una maggiore presenza di turisti stranieri. Oggi, però, abbiamo qualche elemento in più per provare a leggere quello che sta realmente accadendo.
I dati pubblicati dall’Osservatorio del Turismo della Regione Sardegna, elaborati attraverso il sistema ROSS1000-SIRED, ci restituiscono infatti una Destinazione Sulcis che nel 2025 cresce: aumentano gli arrivi, aumentano ancora di più le presenze e migliora, anche se leggermente, il tempo medio trascorso sul territorio. Nel complesso parliamo di 195.878 arrivi e 686.823 presenze, rispettivamente il 13,7% e il 18,5% in più rispetto al 2024.
Numeri certamente positivi, ma che da soli non bastano a raccontare il turismo di un territorio.
C’è infatti un altro fenomeno che dobbiamo tenere presente nella lettura di questo biennio. Con l’introduzione del CIN – Codice Identificativo Nazionale, una parte importante dell’offerta ricettiva, soprattutto quella extralberghiera e degli alloggi destinati alla locazione turistica, è progressivamente emersa e si è regolarizzata. Questo significa avere oggi più strutture censite, più informazioni e una fotografia probabilmente più vicina alla reale dimensione dell’offerta turistica.
Ed è proprio qui che l’analisi diventa interessante.
Perché dietro la crescita dei numeri non c’è soltanto una destinazione che ospita più persone. C’è un sistema turistico che sta cambiando: cresce enormemente l’offerta extralberghiera, alcuni Comuni avanzano più velocemente di altri, aumentano le presenze internazionali, ma rimane forte la concentrazione durante l’estate.
La domanda, quindi, non è semplicemente “quanto è cresciuto il turismo nel Sulcis?”.
La domanda più interessante è:
che tipo di destinazione turistica sta diventando il Sulcis Iglesiente?
Ed è da qui che vorrei partire.
Il Sulcis Iglesiente sta davvero crescendo?
I numeri ci dicono di sì. Ma quando parliamo di crescita turistica dobbiamo provare ad andare oltre il semplice aumento degli arrivi.
È un segnale positivo, perché una destinazione non dovrebbe misurare il proprio successo soltanto dalla capacità di attirare visitatori. La vera sfida è riuscire a trattenerli, farli muovere sul territorio, portarli a conoscere più luoghi, utilizzare servizi, vivere esperienze e, naturalmente, generare economia.
In altre parole, l’obiettivo non può essere semplicemente avere più turisti. Bisogna riuscire a trasformare una visita in permanenza, la permanenza in spesa e la spesa in valore che rimane e si distribuisce sul territorio.
Anche il confronto con il resto della Sardegna offre qualche spunto. Nel 2025 l’Isola cresce del 16,4% negli arrivi e del 16% nelle presenze. Il Sulcis Iglesiente cresce quindi un po’ meno sul numero degli arrivi, ma più velocemente sul numero delle notti trascorse. È un piccolo segnale, ma interessante: significa che il territorio non sta aumentando soltanto il proprio volume turistico, sta anche migliorando la capacità di generare permanenza.
Naturalmente questo non basta ancora per parlare di sviluppo turistico compiuto. Perché rimangono almeno due domande fondamentali.
La prima riguarda quando queste presenze vengono generate. Un territorio può crescere molto nei numeri annuali e continuare, allo stesso tempo, a dipendere quasi completamente dai mesi estivi. Ed è proprio ciò che dovremo verificare analizzando la stagionalità: capire se stiamo realmente allargando la stagione oppure se stiamo semplicemente aumentando i flussi nei periodi in cui il Sulcis era già forte.
La seconda domanda è forse ancora più importante: questa crescita sta producendo ricchezza diffusa per la comunità?
Su questo i dati che stiamo analizzando non possono darci una risposta definitiva. Arrivi e presenze ci raccontano quanto movimento turistico viene registrato, ma non ci dicono quanto spende il visitatore, quanta parte di quella spesa rimane nelle imprese locali, quanti settori economici vengono coinvolti o quanto il turismo contribuisce realmente all’occupazione e al reddito del territorio.
Ed è una distinzione fondamentale.
Una destinazione cresce davvero non quando aumenta semplicemente il numero dei turisti, ma quando riesce a trasformare quei flussi in valore economico, sociale e territoriale distribuito nel tempo e nello spazio.
È con questa chiave che, secondo me, dobbiamo leggere i dati del Sulcis Iglesiente: non soltanto quanto stiamo crescendo, ma come stiamo crescendo e soprattutto quale valore questa crescita è in grado di lasciare al territorio.
Più offerta, ma quale modello turistico stiamo costruendo?
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la struttura dell’offerta ricettiva. Tra il 2024 e il 2025 le strutture aumentano del 26,7% e i posti letto del 27,4%, mentre il comparto alberghiero rimane sostanzialmente stabile. La crescita arriva quindi soprattutto dall’extralberghiero e dagli alloggi privati.
È un passaggio importante, perché non significa semplicemente avere più case vacanza o più posti dove dormire. Significa che sta cambiando il modello turistico del territorio.
Una destinazione sempre più basata sulla ricettività diffusa ha esigenze diverse: nella qualità dell’offerta, nella commercializzazione, nel rapporto con le piattaforme, nella raccolta dei dati, nei servizi da costruire e soprattutto nella capacità di coordinare una platea molto più ampia e frammentata di operatori.
C’è poi un altro dato che merita attenzione: i posti letto crescono del 27,4%, mentre le presenze aumentano del 18,5%. L’offerta, quindi, sta crescendo più velocemente della domanda rilevata.
Non è necessariamente un problema, ma pone una domanda molto concreta:
alla crescita quantitativa dell’offerta sta corrispondendo anche una crescita della qualità, dei servizi, dei prodotti turistici e della capacità di portarli sul mercato?
Perché aggiungere posti letto non significa automaticamente creare sviluppo. Il vero obiettivo è fare in modo che quella nuova capacità ricettiva diventi occupazione, redditività per le imprese e maggiore valore per tutta la destinazione.
Un’unica destinazione, ma con territori molto diversi
Uno degli errori più semplici sarebbe leggere i 24 Comuni come se fossero tutti parte dello stesso modello turistico. In realtà, nel Sulcis Iglesiente convivono sistemi molto diversi, ed è proprio questa diversità che dovrebbe guidare le strategie future. Ci sono poli turistici già maturi, come Sant’Antioco, Sant’Anna Arresi, Calasetta, Carloforte e Teulada, che concentrano una parte importante dei flussi e hanno una funzione ricettiva consolidata. Ci sono poi territori che stanno crescendo rapidamente, come Gonnesa (+53% di presenze), San Giovanni Suergiu (+31,5%) e Fluminimaggiore (+63,9%), seppure con volumi ancora differenti.
Accanto a questi troviamo realtà con un ruolo più urbano, culturale e di servizio, come Iglesias e Carbonia, dove il turismo non può essere letto con gli stessi parametri delle località balneari. E poi ci sono aree interne e Comuni con numeri ancora contenuti, ma con attrattori, paesaggi, produzioni e potenzialità che possono entrare maggiormente nel sistema turistico complessivo.
Il punto, quindi, non è stabilire chi è “primo” e chi è “ultimo”.
Il Sulcis Iglesiente è un mosaico: costa, isole, città minerarie, borghi, aree rurali e territori interni svolgono funzioni differenti all’interno della stessa destinazione.
Ed è proprio per questo che una strategia territoriale non può essere identica per tutti. Bisogna costruire una visione comune, ma con prodotti, mercati, servizi e obiettivi diversi in base alle caratteristiche dei singoli territori.
La stagionalità resta la vera sfida
Il Sulcis Iglesiente cresce, ma continua a crescere soprattutto quando già cresceva.
Nel 2025 quasi il 77% delle presenze si concentra tra giugno e settembre e circa il 48% nei soli mesi di luglio e agosto. Aprile, maggio, settembre e ottobre mostrano segnali positivi, ma la struttura della domanda rimane ancora fortemente legata all’estate.
Per questo dobbiamo distinguere tra allungamento della stagione e vera destagionalizzazione. Oggi possiamo parlare soprattutto di un rafforzamento delle spalle stagionali: positivo, ma non ancora sufficiente per cambiare realmente il modello turistico.
Ed è proprio qui che il Sulcis ha forse una delle sue opportunità più importanti. Perché il territorio non è soltanto mare e balneazione.
C’è un patrimonio archeologico capace di raccontare migliaia di anni di storia, dai siti nuragici al mondo fenicio-punico e romano. C’è la cultura mineraria, con paesaggi, siti e comunità che rappresentano uno degli elementi più riconoscibili dell’identità del territorio. Ci sono borghi, musei, tradizioni, artigianato e produzioni locali.
Poi c’è il food, che non deve essere considerato semplicemente un servizio per chi è già in vacanza. Vino, prodotti agricoli, pesca, tonno, cucina tradizionale, cantine e aziende locali possono diventare vere motivazioni di viaggio, soprattutto nei periodi in cui il mare smette di essere il principale attrattore.
Lo stesso vale per lo sport e l’outdoor: trekking, ciclismo, cammini, arrampicata, vela, windsurf, kitesurf e attività nella natura possono aiutare a costruire una stagione completamente diversa da quella balneare, intercettando pubblici che scelgono di viaggiare proprio in primavera e in autunno.
È questo il passaggio da compiere: trasformare le risorse in prodotti turistici, collegandole tra loro e rendendole fruibili, acquistabili e comunicabili sui mercati giusti.
Ed è anche una questione di comunità. Una stagione più lunga può significare imprese aperte per più mesi, maggiore continuità lavorativa, più opportunità per produttori, guide, ristoratori, commercianti e servizi locali.
La vera sfida non è riempire ancora di più luglio e agosto, ma dare al visitatore un motivo per scegliere il Sulcis anche quando l’estate è finita.
Una destinazione forte nasce proprio da questo: dalla capacità di trasformare archeologia, cultura, paesaggio, food, sport e identità locale in motivazioni di viaggio durante tutto l’anno.
Cresce il mercato internazionale, ma il Sulcis può fare di più
Nel 2025 i turisti stranieri generano circa il 39% delle presenze nel Sulcis Iglesiente. È una componente importante, sostenuta soprattutto da Germania, Francia e Svizzera, alle quali si aggiunge una Polonia ancora più contenuta nei volumi, ma in forte crescita.
Il mercato italiano resta prevalente, con la Lombardia al primo posto, seguita dalla Sardegna e dalle principali regioni del Centro-Nord. Ma il confronto con l’intera Isola evidenzia un margine di miglioramento: in Sardegna gli stranieri rappresentano oltre il 55% delle presenze, mentre nel Sulcis la quota rimane sensibilmente più bassa.
Aumentare l’internazionalizzazione non significa però inseguire genericamente più turisti dall’estero. Significa capire quali mercati sono più adatti al territorio.
Un mercato che soggiorna più a lungo, viaggia anche in primavera e in autunno ed è interessato ad archeologia, cultura, outdoor, enogastronomia e paesaggio può produrre un valore strategico maggiore rispetto a un mercato concentrato esclusivamente in luglio e agosto.
La Germania, per esempio, non è importante soltanto per il numero di presenze. È un mercato potenzialmente coerente con il turismo attivo, la natura, i cammini e la scoperta culturale. La Francia beneficia anche della vicinanza e dei collegamenti marittimi; la Svizzera presenta una buona capacità di spesa; la crescita della Polonia segnala invece l’opportunità di lavorare su mercati nuovi, oggi più accessibili grazie ai collegamenti aerei e alle attività di promozione.
Internazionalizzare significa scegliere i mercati capaci di contribuire anche all’allungamento della stagione, non soltanto aumentare la quota degli stranieri.
La futura strategia della Destinazione Sulcis dovrà quindi individuare i mercati prioritari valutando non solo i volumi, ma anche permanenza, periodo di viaggio, crescita e compatibilità con i prodotti del territorio. È da questa lettura che può nascere una vera politica di marketing turistico, più selettiva e meno generica.
Oltre i numeri: tre segnali da non sottovalutare
Fin qui abbiamo letto separatamente offerta, stagionalità e mercati. Ma è quando iniziamo a incrociare i dati che emergono alcune indicazioni ancora più utili per capire dove sta andando il turismo nel Sulcis Iglesiente.
1. L’alloggio privato non è più un fenomeno marginale
Il cambiamento dell’offerta ricettiva trova una conferma molto chiara nei flussi. Nel 2025 le presenze negli alloggi privati crescono di circa il 40%, passando da poco più di 212 mila a oltre 297 mila. Significa che questo comparto genera da solo quasi l’80% dell’incremento complessivo delle presenze registrato nel Sulcis Iglesiente.
Non stiamo quindi assistendo soltanto a un aumento del numero delle strutture: sta cambiando il modo in cui il visitatore sceglie di soggiornare nel territorio. L’alloggio privato arriva a rappresentare oltre il 43% delle presenze rilevate, mentre il peso dell’alberghiero si riduce.
È un cambiamento che rende ancora più importante coinvolgere questo mondo nella qualità dell’offerta, nella raccolta dei dati, nella commercializzazione e, più in generale, nella governance della destinazione.
2. Le spalle crescono, ma la stagionalità non diminuisce
Aprile, maggio, settembre e ottobre migliorano, ed è sicuramente un segnale positivo. Ma osservando il peso dei diversi mesi sul totale annuale emerge un dato che invita alla prudenza.
Nel 2024 il periodo giugno-settembre concentrava circa il 76,4% delle presenze; nel 2025 arriva al 76,7%. Anche luglio e agosto aumentano il proprio peso, passando da circa il 47,2% al 48,2%.
In altre parole, le spalle stagionali stanno crescendo, ma non ancora abbastanza velocemente da ridurre la dipendenza dall’estate.
Questo rafforza la necessità di lavorare sui prodotti capaci di generare domanda nei mesi meno congestionati: archeologia, cultura mineraria, food, outdoor, sport, eventi e natura non sono soltanto elementi di diversificazione dell’offerta, ma possibili strumenti di riequilibrio della stagione.
3. Germania e Svizzera spiegano perché alcuni mercati valgono più di altri
Il valore strategico di un mercato non dipende soltanto dal numero di presenze che genera, ma anche da quando le genera.
Nel 2025 soltanto circa il 25,8% delle presenze tedesche nel Sulcis Iglesiente si concentra in luglio e agosto. Al contrario, il 56,6% cade nei mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre.
Per la Svizzera il comportamento è ancora più evidente: circa il 28,4% delle presenze avviene in luglio-agosto, mentre il 58,6% si concentra nelle spalle stagionali.
Questo ci dice qualcosa di molto concreto: Germania e Svizzera non sono mercati strategici soltanto perché generano presenze, ma perché contribuiscono a generarle proprio nei mesi in cui la destinazione ne ha maggiormente bisogno.
Ed è qui che internazionalizzazione, destagionalizzazione e costruzione del prodotto smettono di essere temi separati e diventano parti della stessa strategia.
È quando iniziamo a incrociare i dati, invece di leggerli singolarmente, che passiamo dalla statistica alla strategia.
Dal dato alla governance: il turismo deve diventare un settore produttivo organizzato
A questo punto la domanda non è più soltanto cosa ci raccontano i numeri, ma cosa dovrebbe fare una destinazione che conosce questi numeri.
Il Sulcis Iglesiente possiede mare, archeologia, cultura mineraria, natura, sport, produzioni locali ed enogastronomia. Le potenzialità non mancano. Il problema è che una somma di risorse, da sola, non costruisce una destinazione.
Per crescere realmente come settore produttivo, il turismo deve essere governato, organizzato e misurato. Servono una strategia comune, prodotti riconoscibili, servizi coordinati, mercati prioritari e obiettivi verificabili. Altrimenti ogni Comune, evento o operatore continuerà ad agire individualmente, senza riuscire a trasformare le singole iniziative in un risultato complessivo per il territorio.
In questo percorso la Regione Sardegna ha un ruolo fondamentale: definire la cornice strategica, rafforzare l’Osservatorio, coordinare il posizionamento della Destinazione Sardegna e mettere a disposizione strumenti comuni per promozione e commercializzazione. Il DMO regionale deve nascere proprio per raccogliere, integrare e portare sul mercato i prodotti turistici dell’Isola in modo strategico, lasciando autonomia ai territori.
La stessa programmazione regionale individua nelle DMO un elemento centrale per collegare i diversi livelli territoriali e intercettare la domanda più adatta alle differenti offerte della Sardegna.
Dentro questa cornice, il Sulcis Iglesiente può essere governato come una microdestinazione riconoscibile all’interno del grande prodotto Sardegna: un territorio eterogeneo, formato da isole, coste, città minerarie, siti archeologici, aree rurali e piccoli Comuni, ma capace di presentarsi al mercato attraverso un’unica visione.
Non significa rendere tutti uguali. Significa unire le differenze e attribuire a ogni territorio una funzione all’interno di un sistema comune.
Le priorità sono chiare: migliorare la conoscenza dei dati; costruire prodotti capaci di allungare la stagione; aumentare la presenza sui mercati internazionali più coerenti; trasformare le esperienze in proposte realmente fruibili e acquistabili; coordinare Comuni, Provincia, GAL, FLAG, operatori e soggetti culturali attorno a risultati misurabili.
Il turismo non diventa automaticamente sviluppo perché un territorio possiede molte risorse. Diventa sviluppo quando quelle risorse vengono organizzate, collegate e governate come una destinazione.
È qui che nasce il bisogno di una governance stabile e professionale: non per aggiungere un’altra struttura, ma per dare continuità alle strategie e trasformare le potenzialità del Sulcis Iglesiente in valore reale per imprese e comunità.
Il cambio di paradigma: dalla promozione alla gestione della destinazione
Per molti anni, anche nel Sulcis, il turismo è stato interpretato soprattutto attraverso una sequenza abbastanza semplice:
eventi → promozione → presenze.
Organizzare un appuntamento, comunicarlo e provare ad attirare più persone. Un’attività certamente utile, ma che da sola non basta a costruire un settore turistico solido e continuativo.
Il passaggio da compiere è più ampio:
dati → strategia → prodotto → mercato → distribuzione → misurazione.
È questo il metodo con cui ragiono nel mio lavoro di Destination Manager e Project Manager. Non partire dalla campagna pubblicitaria, ma dalla conoscenza del territorio, della domanda e degli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Prima di promuovere una destinazione dobbiamo chiederci: chi sono i nostri visitatori? Quando arrivano? Quanto rimangono? Dove soggiornano? Quali luoghi frequentano? Cosa cercano? Quanto spendono e quanta parte di quella spesa rimane realmente nelle imprese locali?
Ma dobbiamo anche comprendere chi oggi non sceglie il Sulcis, perché non lo sceglie e cosa manca affinché possa farlo.
Da queste risposte nasce la strategia. Si individuano i mercati più adatti, si collegano le risorse del territorio, si costruiscono esperienze fruibili e acquistabili e si scelgono i canali attraverso i quali portarle sul mercato. Solo dopo arriva la promozione. E alla fine si misurano i risultati, per capire cosa ha funzionato e cosa deve essere migliorato.
Questo processo si può realizzare concretamente attraverso il coinvolgimento degli operatori e delle comunità, la mappatura dell’offerta, l’analisi periodica dei dati, la costruzione di prodotti condivisi, un calendario coordinato e una presenza costante nei mercati considerati prioritari.
La promozione racconta ciò che una destinazione offre. Il Destination Management decide cosa costruire, per chi costruirlo e quale valore deve generare per il territorio.
Il vero salto di qualità del Sulcis Iglesiente sarà quindi passare dalla somma delle singole iniziative a un sistema capace di programmare, commercializzare e misurare il turismo. È questo che distingue un territorio con grandi potenzialità da una destinazione turistica realmente organizzata.
Non una celebrazione, ma un’opportunità da governare
Il 2025 ci consegna un Sulcis Iglesiente turistico più grande rispetto all’anno precedente: aumentano gli arrivi, crescono ancora di più le presenze, migliorano i tempi medi di soggiorno e si amplia in modo significativo la capacità ricettiva.
Sono risultati positivi, ma i numeri più utili non sono soltanto quelli che certificano ciò che è già accaduto. Sono quelli che ci obbligano a porre nuove domande sul futuro.
L’offerta sta crescendo più velocemente della domanda rilevata. L’extralberghiero e gli alloggi privati stanno ridefinendo il modello ricettivo. La stagione rimane fortemente concentrata nei mesi estivi. Alcuni Comuni avanzano rapidamente, mentre altri continuano a svolgere un ruolo marginale nei flussi, nonostante la presenza di risorse e attrattori importanti. Inoltre, una parte del fenomeno turistico resta ancora difficile da osservare pienamente attraverso le statistiche disponibili.
Tutto questo non ridimensiona la crescita. Al contrario, ci aiuta a comprenderla meglio e ci indica su cosa lavorare.
Il Sulcis Iglesiente ha oggi l’opportunità di trasformare l’aumento dei flussi in un progetto più ampio: una stagione più lunga, prodotti turistici meglio organizzati, mercati internazionali selezionati, maggiore collaborazione tra territori e più valore distribuito tra imprese, lavoratori e comunità.
Le risorse esistono. Le esperienze, le competenze e le potenzialità sono diffuse in tutta la provincia. Il passaggio decisivo sarà riuscire a collegarle all’interno di una visione comune, capace di posizionare il Sulcis come una microdestinazione riconoscibile e competitiva nel grande prodotto Sardegna.
Per questo non è sufficiente celebrare l’aumento degli arrivi o delle presenze. Occorre decidere quale turismo vogliamo costruire, quali risultati deve produrre e quali benefici deve lasciare al territorio.
La vera sfida, quindi, non è soltanto far crescere il turismo nel Sulcis Iglesiente. È imparare a governarne la crescita.

